Chi è Laura Scimone?
Chi non lo sa ancora, vive lontano dal web si può dire. Questa ragazza è un tormentone del web: un paio di occhiali spessi, un inglese pessimo (“grazie di esistere Maigol Jecson“), Laura non è famosa per la sua bellezza ma per una serie di video finiti in rete, dice, a sua insaputa. La domanda più ovvia, guardandoli, è se Laura ci è o ci fa; ambisce ad un posto di attrice, canta, balla e chiede amicizia a destra o a manca sui social network.
I video, che in alcuni casi superano le 250mila visite (singolarmente), sono cliccatissimi ma non solo: c’è chi la difende e chi le risponde con altri video, alimentando discussioni di varia natura, alcune purtroppo alquanto offensive.
In ogni caso, il nostro occhio cade sul montaggio che alcuni video hanno, sul come mai “a sua insaputa” i video pubblicati comunque rimangono e raccolgono audience, tanta audience, tant’è che Simona Ventura l’ha invitata in televisione. C’è un finto fratello dichiarato, Frank Scimone, e numerosi spasimanti.
La domanda è sempre quella, non vorremmo passare per monotematici ma diversamente non si può fare: chi o cosa stanno lanciando?
Che se dietro davvero non c’è nessuna strategia di marketing, possibilità che sinceramente ci sembra strana, allora Laura è tutt’altro che “scimonita”, come ha detto qualcuno sul web.
Andrea Carnevali ha dato il via ad un blog interessante sull’argmento spoof e virali. Spesso infatti, video o campagne molto popolari e riuscite si prestano a realizzazioni autonome (ma non sempre) che rielaborino il concetto dello spot/campagna originale rendendolo divertente e parodiato. AdverSpoof si propone come rassegna dei casi più eclatanti ed un approfondimento in più sullo scenario del guerrilla marketing.
Un video geniale, virale, reale.
Il declino di MySpace e le verità assolute dichiarate dal suo stesso fondatore, la fine ridicola di Second Life, l’assedio di quel “bravo ragazzo” di Facebook.
I social network, alcuni, mostrano già da tempo i primi segni di cedimento. Un video che fa riflettere, per chi non lo avesse ancora fatto, su questi che appena uno o due anni fa erano considerati come “mostri” sacri dell’era internettiana duepuntozero. Eppure ancora oggi sono richiestissimi dalle aziende per scopi commerciali, aziende che ben presto hanno abbandonato l’interesse per MySpace spostandolo su Netlog o Facebook. Quanto resisteranno anche questi? Forse di più. In ogni caso, per fortuna c’è il pulsante off sempre a portata di click.
La Rai, contenitore nazional-popolare di contenuti purtroppo nella maggioranza dei casi obsoleti, tenta di ringiovanire con numerose attività tra cui alcune interessanti; non ci stiamo riferendo al pseudo-rinnovo di Sanremo proposto da Bonolis, un pò di più al TG1 2.0 “fatto” anche con i video degli utenti, sicuramente ai video virali della fiction “Tutti pazzi per amore”, in onda dal 7 dicembre su Raiuno.
Le parodie della fiction si evolvono su YouTube nelle versioni western, horror ‘60/’70, e sado-bellica.
I video possono piacere o non piacere, forse la cosa più importante è il committente rispetto al mezzo. Una tv che si fa pubblicità sul web, la tv di stato che usa il virale, il vecchio che chiede al nuovo. Apripista di questa che ci auguriamo diventi una consuetudine anche per i primi tre canali della televisione è stato l’ormai noto ed esemplare Andrea Natella con il suo team del gruppo Filmmaster.
La Irfak è una società Olandese che ricicla il grasso da liposuzione per farne derrate alimentari, tra cui biscotti, per il terzo mondo. C’è un sito, ci sono alcuni video, ci sono delle gare in cui il pubblico può vincere una liposuzione gratuita, e ci sono perfino i ringraziamenti di un giovane che, racconta, “grazie al grasso degli occidentali io e mia sorella possiamo vivere”.
Fin qui, disgusto e mal di stomaco a parte, tutto bene. O quasi. Perché se a lanciare questa notizia, che è un fake, sei una delle più importanti agenzie di stampa (la Agi), e se a riprenderla poi sono la maggioranza delle testate media mondiali (come per esempio il TGCom e La Stampa in Italia), allora non va più bene.
O meglio: tripudio per i guerriglieri, che hanno avuto ancora una volta la conferma della vulnerabilità dei media, della loro debolezza (con particolare gloria di chi ha scoperto fosse una bufala). E una lode agli artisti olandesi che hanno creato questo media hoax, degno di uno dei migliori Luther Blissett.
Apriamo parentesi sul commento di un utente alla notizia:
“Sinceramente questo guerriglia-marketing sta passando i limiti. Per vendere, o anche solo con il pretesto di sperimentare nuove forme d’arte, si calpestano molto beatamente buongusto, rispetto e senso civico. Stickering, marketing virale, e tutti i derivati andrebbero boicottati e denunciati (procurato allarme, istigazione a delinquere, ecc…)” Commento pubblicato da Blogger Gian Piero Biancoli 27/11/08 11:54
L’ultimissimo numero (edizione europea) del Time, storico settimanale di informazione, riporta una notizia interessante riguardante il consumo di banane in Giappone.
Pare infatti che i supermercati del Sol Levante stentino a soddisfare la crescente domanda di banane. Motivo? Si è diffusa via internet, in particolare grazie ai social network, lo schema di una dieta “miracolosa” basata proprio sul frutto dell’amor. La Dole, controversa multinazionale leader nel settore, dichiara di aver incrementato le vendite del 25% rispetto allo stesso periodo del 2007. Nonostante le casse di banane ormai vuote nei market, i prezzi in salita un pò ovunque e le testimonianze delle celebrità giapponesi, gli esperti nutrizionisti si dichiarano scettici sull’efficacia della dieta. Di certo, se si tratta di un’astuta operazione di marketing (e il sospetto c’è), l’efficacia è innegabile.
Non che il trick del documento/carta di credito/passaporto e chi più ne ha più ne metta fosse un inedito media per l’advertising di strada.
Forse l’aspetto maggiormente interessante di questa azione attualmente in corso è il meccanismo studiato per farla funzionare. La leva che muove il tutto è la curiosità, il desiderio di scoprire un volto per dare un’identità che viene appena accennata.
E comunque, al di là di tutto, per i numerosi fan della gialla famiglia, si tratta di oggetti pubblicitari da non perdere: la quantità non è elevatissima, quindi se vi piacciono cercate queste fake-carte d’identità nelle vostre città. Se non le trovate, poco male. La serie “Classici” in dvd, oggetto di questa campagna, sta arrivando: in edicola dal 7 maggio, con la Gazzetta dello Sport ed il Corriere della Sera.
Mentre ancora si fanno scommesse su cosa c’è realmente dietro i video teaser di Milano e Roma, scopriamo che la mania impazza anche oltremanica. Questa volta le scommesse sono forse più facili, sembrano tutte puntare su Sony, ma niente può essere certo: da qui ad aprile 2008, quando “l’invasione” degli animaletti colorati raggiungerà Londra…staremo a vedere!
Frankie Hi-nrg MC (si, è proprio da lui che ha preso il nickname il nostro Frankie Low-Nrg) ha realizzato un’azione che chiameremo “fake mp3″ (termine inventato sul momento da noi, che ovviamente non esiste e non va preso per buono) assolutamente interessante ed innovativa, della quale hanno dato notizia diversi media (tra cui Radio Deejay, Corriere della Sera, DigitalNoise) ma non nel settore del marketing alternativo. Male, perché è di marketing della musica che stiamo parlando. Proviamo a rimediare, sebbene in lieve ritardo…
Poco prima di Sanremo, è circolato in rete (P2P, tipo eMule) un file dal titolo “Rivoluzione”, che era quello dell’attesissimo pezzo che il rapper nostrano avrebbe dovuto presentare al festival canoro. La voce si è sparsa alla velocità della luce, in maniera degna del viral più viral, e in tanti sono accorsi al download, così come a tanti sono saliti brividi di freddo lungo la schiena per la violazione delle “novità” sanremese prima del tempo.
Sopresa: il brano suona benissimo, quasi meglio che la vera “Rivoluzione”, ma canta parole inequivocabili…
“Scemo, pensavi veramente fosse il pezzo per Sanremo
Non è manco un demo, forse manco un promo
Ma suona forte e chiaro
Mettilo da parte perché un giorno sarà raro
E’ solo un assaggio
Del mio disco che si intola DePrimoMaggio”
Le finalità le svela il rapper stesso:
“Dunque, credevi d’aver fatto una furbata
L’avere scaricato un’anteprima trafugata
Ma non son mica Prince
Oh no come si chiama
Tu beccati lo spot in un rap all’italiana…”
Già, becchiamoci lo spot, e il “fake” video che scopre le carte:
Tutta la storia la trovate scritta nel commento al video sopra, su YouTube, compresi i link per scaricare il “fake”.
Tanto di cappello Francesco; sarai l’ispirazione per un nuovo tipo di audio-guerrilla?
Ci sono esempi brillanti in giro per la rete di come gli utenti, se stimolati a creare messaggi pubblicitari, abbiano una creatività che supera di gran lunga quella dei creativi professionisti. Non c’è bisogno di dilungarsi qui per esaltare le virtù di questo tipo di operazioni, sono ormai note a tutti. Vale giusto la pena di ricordare a quelli che fossero interessati, cosa non sono azioni di ugc. Se quando udite “user generated content” la prima cosa a cui pensate è “campagna pubblicitaria quasi gratis”, allora credo sia meglio lasciate stare del tutto ogni velleità di marketing alternativo e rimaniate su quel che avete fatto fino ad ora…