In questo post si parla dell’estremizzazione della pubblicità, di persone che modificano il proprio corpo a volte con brand e loghi, di pratiche che spesso vengono chiamate artistiche e che fanno sempre notizia. Partiamo dai tatuaggi. E’ vero, in rete molte foto di loghi tatuati sono fake, alcune anche evidenti. Ma non tutte. Ci sono brand che hanno dato vita a community di tutto rispetto, fedelissime; brand che hanno inventato stili di vita i cui adepti hanno sentito il desiderio di comunicarlo al mondo certificando sulla pelle la loro appartenenza al ‘branco‘. Corvette, Harley ovviamente, ma anche Honda, Apple, Intel, Microsoft, Nintendo, Nike e molti altri. C’è perfino un vino; come già detto, va bene che Photoshop fa miracoli, ma mica tutti saranno fotomontaggi.
E si può arrivare oltre. Il video sotto è per chi non si impressiona di fronte a pratiche quali il body suspension, scarification e simili. E’ inserito in questo post perché i più attenti noteranno, alla posizione numero 3 della classifica, una modifica volontaria alla cornea (chiamata ‘cornea jewellery‘). Il disegno? Il logo del joypad Playstation.
A sentire il singolo parere di comuni cittadini, reality è oggi un termine perfino noioso: non se ne può più e ce ne hanno propinati di ogni genere. Eppure, lo dobbiamo ammettere (visto che anche noi ci siamo resi complici in questo), a noi pubblicitari i reality piacciono. Siamo sempre in cerca di nuovi format, sempre coinvolgenti e sopratutto che abbiano quanti più spazi, slot, brand a disposizione. In effetti, il reality in sé non è sempre sbagliato, e a tutti i costi. Di sicuro rientra nelle strategie collaudate, e dunque obsolete…a meno di trovare format veramente innovativi, sistemi nuovi per il coinvolgimento del pubblico, piattaforme diversamente fruibili rispetto alla tv generalista o satellitare.
Ora, la notizia è di un reality che pare non abbia scopi pubblicitari né fini lucrativi in alcun modo. Anzi, non c’è neanche il premio. O meglio il premio c’è, ma è di quelli che secondo la “materiale” Mastercard non ha prezzo: la fede. I penitenti gareggiano è il titolo, la Turchia è il paese in cui andrà in onda, Kanal T l’emittente che lo trasmetterà.
Un prete ortodosso, un imam, un rabbino e un monaco tibetano da un lato, dieci atei dall’altro. Chi risulterà convertito dai religiosi vincerà un pellegrinaggio nella patria spirituale della sua nuova fede, e dunque il Tibet, la Mecca o Gerusalemme.
Curioso, in un paese islamico, non c’è dubbio. Facile barare, direte voi. Sembra di no: il rigore, usuale intorno al tema nei paesi musulmani, impone un comitato di controllo sul reale ateismo dei concorrenti nonché un affiancamento nel viaggio verso la meta che diverrà così sacra per i vincitori, in una specie di reality post-reality.
I commenti si sprecano, ovviamente. C’è chi approva, apprezzando il confronto fra i vari credi, e chi tuona contro la banalizzazione del sacro compresso in ambiente così profano. Noi ovviamente ci asteniamo da un commento che risulterebbe solo ed esclusivamente personale, e dunque poco interessante. Quello però che ci chiediamo riguarda la pubblicità che sicuramente dovrà corredare uno show del genere, forse a livello di placement, o di spot; ci saranno brand desiderosi di entrare nella “casa”, con il rischio di ingraziarsi i seguaci di alcuni ed inimicarsi gli altri? Quanti marchi, volendo partecipare in qualche modo, dovranno adeguare forme e contenuti dei loro messaggi ad un tono così poco terreno? Dopo l’eclatante caso Coca-Cola con il film Sette chilometri da Gerusalemme, c’è da aspettarsi che non pochi preferiranno tirarsi indietro impauriti dalla solennità di un simile reality.
In attesa dell’arrivo dei Prodigy, il 15 luglio a Padova (data unica italiana, per ora), non possiamo non segnalarvi questo video:
Il video è una produzione tutta italiana (udite udite), realizzata spontaneamente dai fratelli Andrea e Stefano (kr1minal_rider_83 AT virgilio.it) con la tecnica stop-motion e mezzi assai minimali.
Di video come questi ce ne sono tanti in giro (dai Metallica in concerto agli Slipknot, dai Rammstein ai System of a…Lego!), Lego ormai sta alla musica almeno quanto ci sta l’Heineken con il suo festival (saltata l’edizione 2009), e la domanda è: quanto giovano al brand? Posto che sono bellissimi, divertenti da vedere e da passare agli amici, è indubbio come alla base di queste realizzazioni ci siano vera passione non solo per una band, un film o un genere musicale, ma anche per il gioco di costruzioni in sé, non più appannaggio esclusivo dei piccoli. Lego è di sicuro tra i brand mondiali che più di tutti si prestano per questo tipo di video e di parodie, che diventano un vero e proprio spot virale senza essere commissionato e pagato.
Eminem sta per partorire (il 19 maggio) il suo ultimo lavoro, Relapse.
All’interno del calderone di iniziative per la promozione del disco, il rapper statunitense ha scelto una serie di attività molto interessanti.
Si passa dal placemente all’interno dei fumetti Marvel di The Punisher, da un profilo Twitter decisamente attivo, ad un advergame per iPhone (violentissimo e ricco di sangue, in linea con la consueta durezza delle liriche di Marshall Bruce Mathers III), un primo video trailer sul nuovo sanguinolento singolo “3 A.M.
Ma forse la chicca di tutta la campagna è il sito teaser della clinica psichiatrica riabilitativa Popsomp Hills, spinto da una banner on-line di cui poi il video ufficiale di 3 A.M. avrebbe svelato la natura.
Tecnica non nuova e già utilizzata (la clinica di bellezza Body’s Care di Hostel 2 e la clinica per la clonazione umana Godsend Institute per il film Godsend), ma sempre interessante ed efficace.
L’ultimissimo numero (edizione europea) del Time, storico settimanale di informazione, riporta una notizia interessante riguardante il consumo di banane in Giappone.
Pare infatti che i supermercati del Sol Levante stentino a soddisfare la crescente domanda di banane. Motivo? Si è diffusa via internet, in particolare grazie ai social network, lo schema di una dieta “miracolosa” basata proprio sul frutto dell’amor. La Dole, controversa multinazionale leader nel settore, dichiara di aver incrementato le vendite del 25% rispetto allo stesso periodo del 2007. Nonostante le casse di banane ormai vuote nei market, i prezzi in salita un pò ovunque e le testimonianze delle celebrità giapponesi, gli esperti nutrizionisti si dichiarano scettici sull’efficacia della dieta. Di certo, se si tratta di un’astuta operazione di marketing (e il sospetto c’è), l’efficacia è innegabile.
Forse qualcuno si sarà chiesto dove siamo finiti negli ultimi tempi…bene se qualcuno lo ha fatto, la risposta è: dentro ad un negozio. Si è concluso infatti ieri un reality all’interno di un negozio monomarca, il primo in Italia (presto seguito da altri) del brand emergente Bambogj. Per un lancio locale ma in grande stile, G-Com ha proposto di fare il verso ai tantissimi reality show che ci sono in giro, elaborando un format già esistente nel tentativo però di sperimentare alcune situazioni migliorative rispetto alla tradizione.
Per prima cosa, un blog che inizialmente pareva frutto della dedizione e dell’impegno volenteroso di alcuni studenti universitari, così come poi ripreso dai giornali che hanno parlato. Attraverso questo blog ed un’attività di seeding on-line, è stato fatto il casting, che su circa 350 pretendenti ha portato alla selezione di Andrea e Lunia. I due hanno convissuto giorno e notte, costantemente in vetrina e visibili in streaming su web, sfidandosi in prove quotidiane attraverso appuntamenti serali apprezzati sia dal pubblico live che web. Dal 12 al 20 luglio, presentati dal vj dell’Acquafan di Riccione, in viale Dante 105 è andato in scena il reality shop. Le iniziali aspettative di notorietà prettamente cittadina hanno varcato ben presto le soglie della regione con citazioni e menzioni in numerose emittenti radiofoniche di altre regioni e anche nazionali. Anche i giornali non hanno lesinato l’interesse per la notizia, e curiosamente proprio il web è sembrato un pò distaccato.
Terminato ieri sera, questa operazione i cui dettagli di promozione non convenzionale e tradizionale sarebbero fin troppo lunghi da spiegare in un solo post, ha dato interessanti spunti di riflessione sul marketing, sul pubblico e sulle meccaniche di questi amati-odiati show.
Lunia, che ha vinto, ha dedicato il premio (una crociera in Spagna) al tentativo di riconciliazione dei suoi familiari, e tutta G-Com si augura che sia così; dopo un periodo di lavoro estenuante sotto tutti i profili, ci sentiamo di non prenderci tutto il merito ma di condividerlo anche con tutti coloro che collaborando a vario titolo al progetto lo hanno portato al successo, inclusi i numerosi partner di Bambogj: RCS, Sanpellegrino, Grandi Navi Veloci, Mini Bmw, MSN Live Messenger. Solitamente non ci ripetiamo, era un esperimento che secondo noi e visti i risultati ottenuti dal brand Bambogj è riuscito oltre le aspettative più rosee; non potendo perciò assicurare che vi sarà una seconda edizione, chiudiamo il post con un arrivederci alla prossima apertura di uno store Bambogj, con altre idee ci auguriamo siano altrettanto gradite.
Tutti i video del reality sono disponibili all’interno del canale YouTube dedicato.
Halo 3, qualche milione di giocatori e investimenti da film. Microsoft, la burattinaia dell’operazione. Il fattore beneficenza, che non guasta mai, e un advergame a base golf.
Questi sono tutti gli ingredienti presenti su Rossi contro Blu, un sito dove si può giocare a golf scegliendo un team in base al colore.
Il tutto, sponsorizzato da Xbox/Halo 3, con un claim etico tipo “tu giochi, noi paghiamo”.
Ovviamente è pubblicità. Ma a giudicare dal numero dei giocatori iscritti sta funzionando, e si diffonde grazie “all’amico che chiama l’amico”. Il potere di decidere a chi donare soldi (non propri, in ogni caso), piace.
Anche oggi parliamo di forme di advertising innovativo legate al mondo dei videogiochi. E’ il New York Times ad annunciare la neonata amicizia tra una multinazionale del petrolio, BP (British Petroleum), ed un colosso dell’intrattenimento video ludico, Electronic Arts. Il punto d’incontro è SimCity Societies, quinta derivazione del popolare videogame in uscita a metà novembre, per tutti quelli che hanno risposto alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” con un altisonante “il sindaco!”.
Nonostante problematiche scottanti come rapporto produttività-consumi, inquinamento, impatto paesaggistico e simili avevano avuto il loro spazio nelle precedenti edizioni del gioco da 18milioni di copie, SimCity 5 spingerà l’accelleratore su simulazioni sempre più realistiche del problema.
In questo BP non solo avrà visibilità off-game ma sarà proprio dentro il contesto di gioco come ausilio per il contrasto del riscaldamento globale: stazioni eoliche, a pannelli solari e tutte le centrali che producono energia verde avranno il logo BP, mentre altre unità generanti energia “sporca” no.
Dice Carol Battershell, vice presidente del reparto strategico di BP – Unità Energia Alternaitva: “Vogliamo che le persone capiscano più approfonditamente il problema del riscaldamento globale, e comprendano bene che la produzione di energia elettrica influisce sull’ambiente in misura doppia rispetto alle emissioni di auto, treni e aerei messi insieme. Questo particolare programma educativo ricerca nel suo target le prossime generazioni, aiutandole a capire mentre giocano.” Anche nella realtà BP si è recentemente attivata molto su questo fronte, e stando a fonti ufficiali possiede già diversi impianti ad energia pulita.