Ritorno al guerrilla
martedì, gennaio 29th, 2008
Questo post fa eco a quello apparso ieri su Bloguerrilla.it, sito indipendente, nato in sordina solo recentemente ma che senza ombra di dubbio si è imposto come il blog più accurato e puntuale sull’argomento.
Il tema è, in sostanza, cosa è guerrilla e cosa no: ambito di giudizio che non spetta ovviamente ad un realtà eventualmente di parte come G-Com, ma che a noi stessi negli ultimi mesi ha fatto pensare non poco, in primis a causa dello sviluppo di difese da parte dei media nei riguardi della veicolazione delle notizie. Non lo abbiamo dimenticato, che i media sono un pubblico per il guerrilla marketing, vero? E forse sono proprio loro quello più difficile in un momento in cui tutti fanno guerrilla marketing.
Siamo onestamente fieri di aver avuto il privilegio di lavorare per clienti che ci hanno dato la possibilità di realizzare operazioni che, pur potendo non piacere soggettivamente, hanno oggettivamente cercato di essere azioni di guerrilla marketing; anche perché quei lavori che per qualsivoglia motivo non lo sono stati (lo ammettiamo, qualche volta ci siamo cascati anche noi) sulle pagine di questo sito non sono stati nemmeno inseriti. Arrivati a questo punto, Bloguerrilla ha fatto, forse inconsapevolmente o forse furbescamente, cultura del marketing non convenzionale: molto più di qualunque lezione universitaria, corso, seminario, proiezione in aula. Perché un conto è la teoria, poi c’è la pratica. E’ vero che guerrilla marketing non è sempre e solo trasgressione e shock, ma nemmeno un semplice volantino o uno sticker buttati lì da qualche bella ragazza. Afferriamo lo stimolo, lo spunto di riflessione indicato da Fables e lo rilanciamo: per tutti i clienti che desiderano fare del marketing veramente alternativo, per tutti i gruppi di lavoro come noi che vogliano proporre qualcosa che non può e mai potrà essere messo a catalogo, perché ogni operazione è unica, nuova. Per quel che ci riguarda, noi restiamo sul guerrilla.

