Guerrilla e legalità: le basi
mercoledì, settembre 17th, 2008
Oggi diamo lo spunto per alcune considerazioni in merito ad un argomento caldo, la legalità ed il guerrilla. Tralasciando per un attimo quello che è il modus operandi squisitamente personale da G-Com, chiunque decida di mettersi a fare un’azione ai limiti (o anche già oltre) deve tenere conto di alcuni fattori.
Il primo si riduce banalmente a: che tipo di infrazione o reato commetto?.
Risolto questo primo enigma, siamo già a buon punto: solitamente la risposta fa la differenza per molte agenzie, solo una minoranza infatti vanno avanti qualunque sia stato il risultato.
Questo ci porta al secondo punto da considerare. Per spiegarlo facciamo un esempio, traendo spunto dal recente articolo apparso sul Corriere della Sera in merito agli attivisti di Greenpeace (guerriglieri per eccellenza insieme per esempio al banditissimo e cattivissimo A.L.F. e molti altri movimenti che compiono vere e proprie azioni di guerrilla).
“Sei attivisti assolti”, dice l’articolo. Hanno fatto danni per alcune decine di migliaia di euro per dipingere la ciminiera alla centrale di centrale di Kingsnorth. Il giudice ha motivato l’assoluzione “insistendo sul fatto che il comportamento degli imputati era giustificato da una motivazione legittima: gli attivisti hanno cercato di bloccare la centrale per «difendere l’ambiente, un bene comune, dall’impatto dei cambiamenti climatici»”. Dunque, il perché facciamo una cosa sembra proprio condizionare il come, facendo così la differenza. Vogliamo scommettere che se ci avessero dipinto un logo sarebbe stata tutta un’altra musica?
Anzi, come viene nasato che dietro c’è uno “sponsor”, se c’è la possibilità di prendere qualcosa i giudici la prenderanno, il che non è del tutto sbagliato a livello concettuale e morale, aggiungiamo noi.
A questo punto, l’ultima domanda è: il vantaggio mediatico che il brand potrebbe trarne, sia a livello quantitativo che qualitativo, supera l’investimento e le beghe burocratiche? La risposta a questa domanda dipende da una varietà di fattori notevoli, tra cui la validità dell’azione creativa in termini di notiziabilità, la capacità dell’agenzia di gestire le notizie successivamente, e molti altri.
Casi eclatanti in cui indubbiamente il gioco è valso la candela, per dirla in termini blandi, ce ne sono: uno su tutti i Mooninites. Qua in G-Com ci saremmo tutti fatti arrestare ben volentieri pur di entrare nella storia del guerrilla marketing scatenando un casino del genere.
Non è detto che per forza un’azione di guerrilla marketing debba farsi senza permessi, violare qualche legge, creare panico o simili effetti, anzi…non è vero che sempre e comunque “basta che se ne parli”; dipende molto anche dal tipo di prodotto, dal cliente e dai suoi valori (chi vedete come più coerente e producente per apparire sulle prime pagine dei quotidiani per un’azione stile Greenpeace, arredi per neonati o la promozione dell’ultimo film thriller della saga X?).
Da tutto questo discorso poi si può arrivare per logica deduzione al come si snoda il processo creativo di un’azione di guerrilla marketing, che segue logiche diverse, che spesso e volentieri non può essere partorito dalle stesse identiche figure che compongo un team pubblicitario tradizionale, e sopratutto, è qualcosa di unico, fatto su misura, artigianalmente per ogni diverso cliente, che avendo la sua storia, i suoi valori ed i suo obiettivi nonché sensibilità ben distinte ha diritto ad un’azione di marketing non convenzionale creata appositamente così da non collidere ma esaltare queste fondamentali caratteristiche.
