La visibilità naturale di un brand
venerdì, gennaio 16th, 2009
In molti avranno sentito della diatriba in corso tra l’Antitrust la presenza di linee di gioielli (e non solo) addosso a conduttori e ospiti tv, per i quali è risultato che il coinvolgimento con il brand era di diversa natura ma quasi sempre contrattualizzato: da semplici testimonial fino a veri e propri soci delle aziende che li commercializzano.
Ieri sera, a Striscia la Notizia, nuovo intervento di Catricalà le cui parole sono senza dubbio interessanti per chi si occupa di guerriglia marketing.
“Il consumatore deve avere la possibilità di alzare le difese naturali preventivamente la visione di un messaggio pubblicitario“, diceva in sintesi il presidente dell’Antitrust. Visto che nella natura del guerriglia c’è proprio il non voler sembrare pubblicità, sorgono spontanee molte domande e molte riflessioni, specie per chi con le proprie azioni di guerriglia punta a visibilità nazionale televisiva ma non solo.
Noi di G-Com ci chiediamo: è o non è Toyota il 4×4 più utilizzato nel deserto dai fondamentalisti? Sono di Nike o del Milan (con relativo sponsor di turno al centro e logo Adidas) le maglie di molti giovani dall’Iran alla striscia di Gaza? Non erano di Prada gli occhiali da sole di Azouz Marzouk sulle pagine di quasi tutti i quotidiani? Raffaele Sollecito non è stato ribattezzato “Harry Potter” anche durante i tg televisivi? Magari qualcuno si è accorto di qualche (leggetelo ironicamente: Aeronautica Militare, Marlboro, Marina Yachting, ecc.) brand descritto ampiamente durante l’informazione del mezzodì sul Pitti, sia reti Rai che Mediaset? E per finire (ma solo per non fare un post chilometrico), non siete contentissimi di sapere che lo scrittore Roberto Saviano e lo stragista Giuseppe Setola sono accomunati da almeno una polo Harmont & Blaine, quelle del bassotto tanto per intenderci?
E’ chiaro, questi casi non sono voluti, non pensiamo minimamente che ci sia un disegno ordito dietro le quinte. E sappiamo che Catricalà cerca di tutelare i consumatori, cercando di evitare sgraditi (o troppi) messaggi. Non è dunque per fare polemica né per puntare il dito contro l’Antitrust, contro un media, un personaggio o un giornalista in particolare. La provocazione viene lanciata soltanto per far riflettere sulla reale possibilità di filtrare la presenza di un brand in un momento ed in un luogo non prestabilito, di imprigionare i messaggi ed i loghi solo ed esclusivamente dentro canali e spazi ufficiali.
Sarebbe interessante un sondaggio in merito, ma non pensiamo nessuno lo farà mai: preferisci i 20 minuti di ritardo sull’inizio del film al cinema e le continue interruzioni durante la fiction serale o ti sta bene che ogni tanto appaia qua e là qualche prodotto e qualche logo?
E per quanto ci riguarda, ritieni così grave che ci siano tentativi di farti avere un messaggio pubblicitario un pò più coinvolgente e diverso dal solito, a discapito della tua preparazione a riceverlo?
Del resto, a chi è stato chiesto se vuole vedere il 6X3 ogni mattina mentre va a lavorare? O la pubblicità sugli autobus mentre si va a scuola? E tutto il product placement dei film?
La questione è decisamente controversa ed alquanto interessante.
