Guerrilla e legalità : le basi

Oggi diamo lo spunto per alcune considerazioni in merito ad un argomento caldo, la legalità ed il guerrilla. Tralasciando per un attimo quello che è il modus operandi squisitamente personale da G-Com, chiunque decida di mettersi a fare un’azione ai limiti (o anche già oltre) deve tenere conto di alcuni fattori.
Il primo si riduce banalmente a: che tipo di infrazione o reato commetto?.
Risolto questo primo enigma, siamo già a buon punto: solitamente la risposta fa la differenza per molte agenzie, solo una minoranza infatti vanno avanti qualunque sia stato il risultato.
Questo ci porta al secondo punto da considerare. Per spiegarlo facciamo un esempio, traendo spunto dal recente articolo apparso sul Corriere della Sera in merito agli attivisti di Greenpeace (guerriglieri per eccellenza insieme per esempio al banditissimo e cattivissimo A.L.F. e molti altri movimenti che compiono vere e proprie azioni di guerrilla).
“Sei attivisti assolti”, dice l’articolo. Hanno fatto danni per alcune decine di migliaia di euro per dipingere la ciminiera alla centrale di centrale di Kingsnorth. Il giudice ha motivato l’assoluzione “insistendo sul fatto che il comportamento degli imputati era giustificato da una motivazione legittima: gli attivisti hanno cercato di bloccare la centrale per «difendere l’ambiente, un bene comune, dall’impatto dei cambiamenti climatici»”. Dunque, il perché facciamo una cosa sembra proprio condizionare il come, facendo così la differenza. Vogliamo scommettere che se ci avessero dipinto un logo sarebbe stata tutta un’altra musica?
Anzi, come viene nasato che dietro c’è uno “sponsor”, se c’è la possibilità di prendere qualcosa i giudici la prenderanno, il che non è del tutto sbagliato a livello concettuale e morale, aggiungiamo noi.
A questo punto, l’ultima domanda è: il vantaggio mediatico che il brand potrebbe trarne, sia a livello quantitativo che qualitativo, supera l’investimento e le beghe burocratiche? La risposta a questa domanda dipende da una varietà di fattori notevoli, tra cui la validità dell’azione creativa in termini di notiziabilità , la capacità dell’agenzia di gestire le notizie successivamente, e molti altri.
Casi eclatanti in cui indubbiamente il gioco è valso la candela, per dirla in termini blandi, ce ne sono: uno su tutti i Mooninites. Qua in G-Com ci saremmo tutti fatti arrestare ben volentieri pur di entrare nella storia del guerrilla marketing scatenando un casino del genere.
Non è detto che per forza un’azione di guerrilla marketing debba farsi senza permessi, violare qualche legge, creare panico o simili effetti, anzi…non è vero che sempre e comunque “basta che se ne parli”; dipende molto anche dal tipo di prodotto, dal cliente e dai suoi valori (chi vedete come più coerente e producente per apparire sulle prime pagine dei quotidiani per un’azione stile Greenpeace, arredi per neonati o la promozione dell’ultimo film thriller della saga X?).
Da tutto questo discorso poi si può arrivare per logica deduzione al come si snoda il processo creativo di un’azione di guerrilla marketing, che segue logiche diverse, che spesso e volentieri non può essere partorito dalle stesse identiche figure che compongo un team pubblicitario tradizionale, e sopratutto, è qualcosa di unico, fatto su misura, artigianalmente per ogni diverso cliente, che avendo la sua storia, i suoi valori ed i suo obiettivi nonché sensibilità ben distinte ha diritto ad un’azione di marketing non convenzionale creata appositamente così da non collidere ma esaltare queste fondamentali caratteristiche.
settembre 18th, 2008 at 2:33 pm
[...] di stampo tradizionale vada avanti nonostante il rischio di pesanti sanzioni. A tal proposito c’è chi si dice pronto ad essere arrestato pur di entrare nell’olimpo del guerrilla marketing, sarà vero? addthis_url = [...]
settembre 18th, 2008 at 6:44 pm
davvero interessante… in definitiva nel budget sarà sempre necessario tenere in considerazione le multe?
settembre 19th, 2008 at 10:11 am
Ciao Daniele, grazie del commento. In realtà no. Quanto detto sopra si applica solo in quei casi di guerrilla che hanno dei punti di conflitto con la normativa. In realtà , come accenniamo, non è assolutamente detto che debba essere la regola, anzi, personalmente in G-Com prendiamo come sfida personale l’ideazione di attività “pulite”. Poi vista la natura di questa pubblicità e marketing, visti i tempi imposti, ecc. non è raro che alla fine ci si trovi a fare le considerazioni di cui sopra.
settembre 24th, 2008 at 8:38 am
concordo pienamente con la considerazione che si può osare, rischiare, quanto più la brand image del cliente è coerente con il rischio che si corre.
in alcuni casi – con alcuni brand – l’essere border line con la legge è un valore aggiunto verso il target notevole e che difficilmente si può dichiarare direttamente: meglio lasciarlo intendere con azioni adatte.
ma la domanda che vi faccio è questa: tralasciando il guerrilla, semi fuorilegge per definizione, non è che molte agenzie si stanno facendo prendere la mano dal “non convenzionale” e si auto convincono, coinvolgendo anche il cliente in questo errore, che tutto ciò che non è ATL classico e banale debba essere illegale, pericoloso? forse lo fanno per giustificarsi perchè loro non lo sanno pensare? o invece ne sono davvero convinti?
settembre 26th, 2008 at 9:34 pm
@ Zara
Il rischio, forse già diventato realtà , è quello. Se parta effettivamente dalle agenzie per infettare i clienti o se le richieste fatte alle agenzie siano così pressanti da non lasciar margini di manovra, questo noi non lo sappiamo. Restano per fortuna alcune certezze: che il guerrilla non è e non deve per forza essere sempre illegale, o ai limiti, e che grazie alla miriade di cose banali e classiche che vediamo riusciamo ad apprezzare il guerriglia marketing, quello vero.
Grazie del commento, buon weekend!
@ Daniele
Un buon team di guerriglieri sa già prima a cosa può andare incontro e ne tiene conto, il che vuol dire, se il cliente approva questo metodo, mettere a budget i rischi (o in alcuni casi assicurarli nel vero senso della parola), se non approva cambiare creatività .
Anche a te, grazie della visita sul nostro sito.
marzo 10th, 2009 at 12:58 pm
un buon team di guerriglieri si prepone un ideologia diversa nell’attivare una lotta di contrasto in quanto la reale forza dell’azione consiste nella capacità di misurarsi nello scontro tramite le proprie pulsioni circolanti su una base puramente individuale che ci dice che l’idea di prefissarsi uno schema delle possibilità è completamente erronea per la semplice concezione di libero arbitrio contrastanti con tutto ciò che reprime le nostre reali intenzioni da tenere a debita distanza con l’ambiente esterno che ci offusca ed impedisce nell’espressione e nei bisogni effettivi